Google Plus: successo o fallimento?

Riscuote successo come strategia e fallisce come social? Plus o minus: questo è il dilemma.

Hangout, cerchie, condivisioni, mappe, collegamenti diretti ai video, eccetera. Questo è il mondo di Google Plussocial network nato dal motore di ricerca più utilizzato al mondo e mezzo indispensabile per il successo delle strategie (comunicativa ed economica) di Google. Questo social, infatti, oltre a essere presente nella messaggistica, nelle mappe, nelle caselle di posta e nei canali You Tube, rappresenta l’account unico che ci costringe (per comodità) a navigare loggati. E sapete bene cosa comporta: a ogni nostra ricerca siamo profilati e quindi utili a Google e alle sue pubblicità. Altro che fallimento! Potremmo definirlo un successo.

Alcuni autori di blog e magazine, però, affermano che Google Plus non ha retto la concorrenza con i competitor più famosi come Facebook, Twitter e altri. Pietro Zambetti di Wired scrive

“tre anni dopo, G+ ha trovato poco spazio perfino durante le due ore di keynote alla conferenza per gli sviluppatori e sembra essere sempre meno importante nei piani strategici di Google, […] non sembra in grado ad oggi di veicolare un volume di traffico interessante ai siti collegati; […] incastra tutti i diversi servizi offerti sotto lo stesso tetto, ma non rappresenta ad oggi un servizio di cui gli utenti sentono davvero bisogno”.

E Dagospia titola

“anche Google fa flop: falliti tutti i tentativi di entrare nel business delle comunità on line. […] Anche Google Plus arranca e Zuckerberg gode […]”.

Le notizie sul presunto fallimento di Google Plus esplodono soprattutto dopo la decisione di Vic Gundotra (padre di G+), presa in aprile, di lasciare il gruppo di Mountain View dopo 8 anni. La motivazione data da Gundotra è la volontà di partecipare a nuovi progetti. Sarà un caso che il vento del cambiamento soffi proprio all’uscita del report di Shareaholic?

I dati mostrano come Google Plus si posizioni molto al di sotto dei competitor come fonte di traffico diretto verso i siti web.

Siamo sicuri, però, che questa constatazione sia negativa per il social network targato Google? Secondo Riccardo Scandellari no:

“chi ha dimestichezza con la piattaforma social non potrà fare a meno di notare che la minoranza degli utenti attivi su essa ha un profilo molto più alto rispetto ai diretti concorrenti, le discussioni sono molto più articolate e con attori più qualificati”.

Salviamo dunque Google Plus da ogni accidia, maldicenza e iattura, e continuiamo a utilizzarlo come meglio crediamo. Resta sempre un’ottima occasione per diffondere contenuti utili.

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