Finché schiavitù non ci separi

Che poi io mi chiedo come possa essere successo. È bastato un giorno, dico, un giorno in totale astinenza dalla tecnologia per mettermi al tappeto. Se me lo avessero detto qualche anno fa non ci avrei creduto. Io! Proprio io spiazzata da un telefono che, ora che ci penso, non ho ancora capito cosa ci facesse con me nel bel mezzo di un bosco isolato.
Dovevo… Volevo, isolarmi. Ma quella presenza, assolutamente inutile, mi dava sicurezza. Come se potessi minacciare un orso dicendo: “Mani in alto o chiamo l’ HappyPizza!”. Se non altro la mia ingenua arma al taglio mi regalava una piccola illusione di libertà.
E dire che ho passato una vita in questi boschi senza mai curarmi di dare notizie a nessuno. Niente macchina, niente computer, niente HappyPizza, niente. Niente? Niente di niente! Solo io, un libro e una penna, in caso mi venisse qualche idea.
Mi illudo di riuscirci ancora, ma non ci credo.
Poche ore, vabbè, ma poi torno a casa eh, accendo il computer e arrivo in tutto il mondo. Non saprei dire se questa troppa libertà abbia un leggero retrogusto di schiavitù. Di certo, una volta assaporati entrambi, certi sapori  non si dimenticano mai.
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