Come far odiare un sito in poche mosse

Spesso le regole che fanno la differenza per la buona comunicazione vengono dimenticate e messe in secondo piano. Anche tra gli addetti ai lavori, purtroppo, c’è chi sforna risultati degradanti, per volere dei clienti o per inclinazione naturale. Per celebrare le gaffe più sconvolgenti, Hubspot ha raccolto l’elenco degli ingredienti necessari per far odiare un sito in pochi click.
Al primo posto della playlist i pop-up pubblicitari: la maggior parte sono noiosi, invadenti e mancano di creatività. Senza contare che l’esecuzione, a volte fatta in casa, è discutibile e poco allettante anche per gli interessati.
Le animazioni automatiche che partono al caricamento di una pagina web si aggiudicano a pieni voti il secondo posto nella classifica horror/trash/kitsch degli ultimi dieci anni. Quante volte siamo bombardati da schiamazzi, urla, musichette irritanti e immagini equivoche tra gli sguardi imbarazzati dei vicini di computer?
I “benvenuti” in flash non sono da meno, così come le gift lampeggianti e insistenti che disorientano i pochi lettori sopravvissuti alla rete e sempre più in via di estinzione.
Una supplica va anche a chi “giustizia” le testate con foto gratis o a basso costo trafugate da Google o dai saldi delle banche immagini. Il low-cost trascura dettagli fondamentali (corretta esposizione alla luce, ambientazione gradevole, pulizia, stile… ) che influenzano la reputazione del prodotto o del servizio a cui si abbinano.
La lista scorre altri delitti a fiumi tra grammatiche viol(ent)ate; keyword incoerenti sparse qua e là senza ritegno; titoli cifrati che fanno leva sull’emozionalità del navigatore e dimenticano l’usabilità del mezzo; link inesistenti o sbagliati; dei veri e propri colpi al cuore per chi non può fare a meno di notare questi mostruosi dettagli e spera sempre, nel suo piccolo, di evolvere la qualità del proprio lavoro.
Mescoliamo tutto e otteniamo il già citato peggior sito web del mondo”. Continuiamo a diffondere il verbo con la speranza di riportare sulla retta via i numerosi “cervelli in fuga” che ci hanno abbandonato o auguriamogli, con l’avvicinarsi della bella stagione, un “posto al sole” degno delle loro gesta.
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