Lavorare, fare, navigare. Il caos del caso.

Quanti amici hanno retwittato, condiviso, letto e commentato la tua vita digitale, oggi? Probabilmente più di uno. E quanti messaggi, email e telefonate hai ricevuto, durante l’orario di lavoro? Anche in questo caso, la risposta è quasi sicuramente uguale alla prima. Significa che sei stato distratto da qualcosa o qualcuno almeno una volta, nel pieno della tua attività.
Lavorare costantemente connessi è sempre più difficile, ammettiamolo. C’è chi tenta d’imporsi una ferrea disciplina anti-web, altri bloccano l’accesso ai social con l’aiuto di programmi appositi, alcuni, persino, spengono il computer a favore di carta e calamaio.
Tutti dimenticano, però, di fare i conti con l’abitudine che senza avvisare torna imperterrita a ricordare l’account Twitter, il profilo Facebook, l’email del cliente e la newsletter del giorno. Un buon comunicatore deve provare tutto, lo sappiamo, ma ancora di più, deve saper trovare l’utile nel dilettevole, in quel pagliaio disorganizzato che è il mondo virtuale.
Un ottimo comunicatore impara presto a trarre lezioni professionali dal caos, ma non si affida mai al caso. Per capire un argomento usa tutti i mezzi a disposizione: libri, YouTube, blog, social network, persino le chat, in alcuni casi, possono rivelarsi utili; si lascia travolgere dal vortice della serendipità, ma non procrastina e se lo fa, lo fa a scopo propedeutico e comunque non troppo a lungo.
Il video di Kelly che vedete qua sotto è tarato su un modello di vita ancora non del tutto digitale. Il concetto, in ogni caso, è chiaro: ridiamoci su, ma se ci ricorda il nostro “metodo” di lavoro, cerchiamo di rimediare.

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