Facebook e brand: storia di un click e via.

Un nuovo algoritmo decide la visibilità dei post.

Con l’annuncio del 2 dicembre 2013 Facebook ha presentato il nuovo algoritmo sulla visibilità dei post. Il social network si trasforma in editore, applicando un filtro alle scelte degli utenti con il limite di visibilità delle pubblicazioni (soprattutto nelle fan page) e con il nuovo ordine dei post.
Nel suo articolo, Luca Sofri spiega le novità (in seguito riassunte).

  • Facebook ha modificato l’ordine di apparizione dei post: non più, quindi, un ordine cronologico, ma una scaletta in cui i primi contenuti visualizzati sono quelli che hanno ottenuto più interazioni (like e condivisioni), anche se datati.
  • Ha affermato di privilegiare i contenuti di qualità ai post di marketing o virali, considerati spam (non dagli utenti, ma da chi lavora nel social network).
  • Ha deciso di convincere influenti siti e brand a comprare visualizzazioni e non a guadagnarsele con la forza dei contenuti.

Secondo la nuova filosofia del social network, per avere visibilità è necessario pagare. Questo sistema, chiarisce Facebook, è valido solo per i brand. Sta di fatto, però, che i maggiori siti di informazione (i contenuti di qualità che Facebook ha scelto di privilegiare nella scala della visibilità) sono anche brand, che per creare profitto promuovono i contenuti. La strategia adottata da Facebook sembra tralasciare il servizio all’utente per puntare al profitto (leggi il post di BuzzFeed). I dati rivelano, però, un fatto inaspettato. In un documento interno Facebook ammette che le visualizzazioni per post sono in ribasso: “[…] content that is eligible to be shown in news feed is increasing at a faster rate than people’s ability to consume it […]”.
Facciamo il punto della situazione: Facebook vende visibilità e molti siti la comprano per aumentare le visualizzazioni. L’offerta di post, però, sale quanto il numero dei siti acquirenti, il che equivale a una maggiore competizione e quindi a una minore visibilità per ogni post. Risultato? Utenti e brand non sono soddisfatti del servizio.
Quanto è grande la differenza tra i contenuti che devono essere letti dai consumatori e quelli che davvero piacciono ai consumatori?” si chiede Jeff Bercovici in un articolo di Forbes. Attendiamo le ultime novità da Mark Zuckerberg.

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